Hans Holbein - Gli Ambasciatori

sabato 17 marzo 2012

I Tuoi Sentimenti

Un scientifique sera toujours plus sûr de ses sentiments, lorsqu’ils sont d’un type communément partagé par les lombrics, les ichneumons et les rats.
« Toi, n’attends pas ces permissions-là.
« Fais fond sur ce que tu ressens, quand bien même tu serais le seul à le sentir. Les élargissements viendront assez tôt et aussi bien les réductions. »

Henri Michaux, Poteaux d’angle

domenica 12 febbraio 2012

L'Atto Creativo

Inserisco questo testo,del quale mi interessa soprattutto segnalare il percorso di  attenzione ai tempi dell'inconscio, da parte dell'autrice...è il ritmo dell'atto creativo....la stasi corrisponde in realtà ad un lavoro che si sta producendo,in un'altra scena direbbe Freud...
Insieme alla caratteristica dell'accoglienza,che è del femminile,Fachinelli descrive quelle maschili:"...il maschile si delinea allora come un paziente,faticoso, a volte quasi cieco operare che precede e segue l'atto crativo.Scegliere,disporre materiali,ispezionare,scrutare,scavare.Seminare.E più tardi,raccogliere ,sviluppare,trasformare....Alternanza ritmica del maschile e del femminile...".

Lou Salomè donna nella psicanalisi

Il mio lavoro su Lou Salomè procede a rilento, fatico a trovare punti di identificazione intorno a i quali possa applicarsi il mio immaginario.
Anzi, era talmente troppo di tutto che mi sta perfino un po' antipatica. Ad un certo punto ho pensato  di poterla " sentire " quando l’ho immaginata ferita per il trattamento che Freud riserva a Tausk nella lettera in cui ne annuncia a Lou la morte, e ho pensato di poter trovare lì un punto di contatto con quella donna, in quella particolare relazione appunto, con il maestro, punto cruciale intorno cui già mi ero soffermata sia con Ferenczi che con Sabina Spielrein. Avevo tra l'altro osservato che lei impiega un anno quasi prima di rispondere a Freud dopo lo scambio epistolare che ambedue ebbero a seguito della morte di Tausk.
Può anche darsi che sia stato casuale ,in ogni modo lo stesso Freud riaccoglie sue notizie con sorpresa…[1][3]Si tratta di un punto  indubbiamente di grossa rilevanza, e non scopro nulla di nuovo che non sia già stato detto e scritto sul modo in cui Freud ebbe a porsi in relazione a questi suoi discepoli. 
Ma sento che resisto a organizzare il mio godimento intorno a questo punto: rancore, astio, rivendicatività, il sacrificio, il grande uomo, l'uomo grande (è certo comunque che Lou Salomè incontra Freud in un periodo della vita che egli stesso definisce caratterizzato dal “rafforzarsi del narcisismo “tipico della tarda età…E sempre  in relazione alla morte di Tausk, Roazen riporta il passo della lettera che Federn scrive alla moglie vedova in cui lamenta il fatto che “invecchiando stia diventando sempre più duro…”) … e perciò il mio lavoro su Lou Salomè segna il passo. Non riesco ad amarla. Sicuramente non come mi trovai ad amare Sabina,subito e  profondamente… tutto mi separa da lei : le sue origini così illustri , la sua ricchezza la bellezza, lo charme che esercitava sui grandi uomini, l'intelligenza ,e forse più di tutto  il fatto che non mi sono mai sentita né molto ottimista né tantomeno “competente in felicità”[2][4]

Poi, un giorno, mi trovai a leggere in preparazione di una giornata tenutasi a Torino nel dicembre scorso dalla Società Italiana delle Letterate[3][5], il lavoro di Virginia Woolf , scritto nel 1938:  “Le tre ghinee” in cui la Woolf delinea la posizione femminile nel suo paese stabilendo dei nessi con il problema della guerra che sarebbe scoppiata di lì a poco.

Partecipai a quella giornata di studio.

 E lì successe qualcosa. Si stabilirono dentro di me dei legami tra idee che stavano sparse, ciascuna per suo conto, e che riguardavano me: la mia posizione come e tra" le donne che si guadagnano da vivere leggendo e  scrivendo "[4][6], come” figlia di donna incolta [5][7]che partecipa al corteo degli uomini colti”, ancora a chiedermi " perché la guerra? " e sebbene non direttamente toccata, sicuramente  albergo nel mio corpo l'angoscia che mi impedisce di immaginare un futuro come avevo in un certo periodo della mia vita sognato e mi costringe al contrario quotidianamente a fare i conti con sentimenti , opinioni, giudizi che non posso dire non mi appartengano, e che fanno paura.

Questi nessi si integrarono nel  sentimento più generale di chi sono io in questo periodo della mia vita, nutrendo il sentimento della mia identità, facendomi sentire forte, bene, sana, leggera….

Il giorno dopo ecco l'intuizione che aspettavo,ecco il punto di contatto:” ... quando giunge a Freud, Lou è … una donna di cinquant’ anni che ha conosciuto altri desideri, oltre quello della conoscenza. È stata " madre " e " sorella "; è " una donna grande e capace, come una notte d'estate, di comprendere tutto ", che " abita nella sua piena maturità e calma . Freud l'aiuterà a...  insediarsi in quella posizione...  che certamente è la sua, quando vi giunge. Perché lì diventerà ciò che è" . [6][8]

Con questo stato d'animo potei infine leggere il volume sulla corrispondenza tra Lou Salomè e Freud.


Allora credo che il senso di questo mio intervento ,sicuramente per me, non risieda tanto nel contributo teorico clinico o culturale:cosa non è già stato detto,oggi e altrove? su questo personaggio…quanto piuttosto sulla testimonianza che vi porto  del mio lavoro per arrivare a Lou Salomè donna nella psicanalisi, del modo in cui io mi sono lasciata lavorare da questo soggetto ;poiché in psicoanalisi si crea ,come in arte, a partire dal punto fecondo in cui il lavoro incontra il soggetto inconscio e lo convoca, e il tempo assume la funzione tutta speciale di tempo logico.

Sul piano dell'esame di realtà sappiamo che è necessario premettere che:Le persone con cui Freud corrispondeva hanno conservato per anni tutte le sue lettere, un'ipotesi su cui Freud amava scherzare, considerandola un'ottima idea, durante gli anni della sua adolescenza, e nel caso di Lou, troviamo una persona che ha conservato anche una copia delle lettere da lei inviate a Freud”. [7][9]Infatti, lui sapeva che le sue lettere venivano conservate,e lei addirittura scriveva più brutte copie per ogni lettera che gli inviava. [8][10]

Sapendo dunque di essere già stata fin da quel tempo prevista in quanto testimone della costruzione del " mito di una donna "[9][11] il mio occhio e il mio giudizio docilmente si applicarono alla lettura.

In queste lettere come scatole cinesi trovo le questioni che sappiamo: la discepola nel suo rapporto al maestro: conservatrice e fedele per quanto riguarda la disciplina psicanalitica, confortata dal continuo fluire dei pensieri tra stessa e il maestro così lontano; ma  trovo anche preziose indicazioni riguardo alla vita nel corpo che invecchia, ( riflessioni che peraltro facciamo nostre ancora oggi sulla relazione che il soggetto intrattiene tra l’io e il suo suo supporto corporeo per esempio sul trovarsi ad integrare nell'io le protesi di cui si abbiglia l'invecchiamento: certo la famosa protesi ossea di Freud, ma anche occhiali dentiera parrucca...). Ancora indicazioni sulla fatica della lontananza e di un rapporto che si sostiene solo sulle lettere(che dire di fronte alle nostre email…); all'affinarsi della sensibilità a dispetto dei disagi materiali e della salute che a poco a poco si deteriora; al rapporto con il denaro...

Lou muore nel 36. Freud nel 38 è a Londra per morirvi in libertà, come dice; a Londra nel 39 Virginia Woolf e suo marito, che dal 1924 ne pubblicano in inglese le opere, sono in visita a Freud… nell'inverno 37/38 Virginia Woolf ha scritto " Le tre ghinee”. La sua analisi sulla condizione femminile non lascia dubbi: la donna ( e si riferisce alla donna della sua classe ,alla figlia degli uomini colti) è povera, priva di cultura, non ha accesso al lavoro: insomma nella libera Inghilterra alla vigilia della seconda guerra mondiale la donna è imprigionata dentro le regole della società patriarcale fascista e violenta.

Ma ,le norme della società patriarcale , nello stesso tempo in cui avviliscono la donna ne imprigionano anche i fratelli, i " i figli degli uomini colti ". La donna ha perciò il compito di porsi passivamente in una posizione altra rispetto a quella dei fratelli elaborando una pratica attiva della diversità e della indifferenza.

Ecco allora per me la figura di Lou, nello stesso tempo prendere risalto: sulla questione della libertà, ora posso comprendere quanto eccezionale sia stata la sua vita; e caricarsi di sfaccettature:  lei è stata dentro la società patriarcale prestandosi in modo straordinario a fare da specchio [10][12]ai grandi uomini, uno specchio che non si incrinava...

E’ questo un atto d'amore della donna verso gli uomini che non cessa di interrogarci noi donne, nella psicanalisi e non solo.


venerdì 10 febbraio 2012

LA PSICANALISI IERI OGGI DOMANI

LA PSICANALISI IERI OGGI DOMANI      11 FEBBRAIO 2012 PRESENTAZIONE


-Mi piace che a presentare questo volume su
Elvio  Fachinelli "Freudiano di giudizio ", ci siano Sciacchitano e Sias,due “persone serie”.
Dialogo tra  “uomini di giudizio e uomini seri” (mai seriosi…),in un'epoca di divulgazioni, contaminazioni, facilitazioni, tolleranze che celano sostanziali dis- interessi…

Persone che contribuiscono a costruire opportunità per l’esercizio della libertà di pensiero anche nella psicanalisi.
Questione questa piuttosto spinosa per una serie di motivi. Innanzitutto perché la creatività, la capacità di sublimazione, la libertà di associazione sono a prescindere condizionate per ognuno di noi da quella che è la nostra struttura psichica, e questo vale per tutti.
In secondo luogo perchè  il mondo della psicanalisi è stato fin dall'origine retto dalla relazione maestro/ discepolo, una relazione piuttosto  indifferente alla libertà di pensiero ma attenta piuttosto a che il pensiero del maestro venga trasmesso in modo  più integrale possibile. E di questo clima ne sappiamo  qualcosa  noi  che abbiamo effettuato le nostre analisi personali degli anni '80.
Da ciò consegue la relativa difficoltà che incontra chi intenda percorrere un cammino che qualifica la psicanalisi nel registro delle scienze,o comunque la coniuga con la cultura nel senso più ampio del termine. , operazioni queste che necessitano di libertà di pensiero

Creatività perciò ,ed esercizio di un pensiero che unisce indagine, lavoro clinico e teorico negli anni, che avete saputo portare avanti in solitudine (Penso all’idea di accoglienza che troviamo in Fachinelli ) al di là del confortevole appoggio fornito dall’appartenenza a  Scuole o agli abbagli narcisistici dati dell'essere  presidente di associazione, una delle tante micro che popolano il campo psyc.

Eppure, non da soli per usare uno dei mantra  lacaniani .
 Sciacchitano oltre ai suoi innumerevoli contatti ,cura un sito che conta 3000 visite al mese e un blog sull’analisi laica.
Sias che percorre il  suo cammino tra l’impegno per  la formazione degli psicanalisti,tema su cui ha pubblicato, e l’Aire Mediterraneenne per la Psychanalyse ,luogo di incontro tra psicanalisti dell’area mediterranea (di cui mi diverto, ebbene sì! lasciatemi dire! a far parte!,e dove posso sperimentare un aspetto che mi sta molto a cuore da sempre:”come si parla tra analisti”).

Impegnati perciò sul piano politico su quelli che credo siano i compiti che spettano a ciascuno di noi e che loro affrontano con  passione.

Politica significa via via:
applicare la psicanalisi nel chiuso dello studio, nella clinica: terapia?, psicoterapia?, psicanalisi? ma allora che cosa questa significa?. Ferenczi diceva che non esiste La psicanalisi,ma Una psich.la propria…
In secondo luogo portare la psicanalisi nella società e infine e parallelamente,  applicare alla psicanalisi gli strumenti della ricerca, cioè rispondere al desiderio di sapere. E allora dunque,come.

Da questo ultimo punto di vista un aspetto accomuna il ritorno ad interrogare i fondamenti ,per Sciacchitano e Sias: la cura della parola.
Sciacchitano pubblica in questi giorni la traduzione dell’articolo di Freud sulla Laienanalyse. Si deve disporre delle parole esatte,alla lettera, per poter esercitare il proprio pensiero.
Sias con il suo interesse allo sviluppo della psicanalisi in Italia ,attraverso i testi che pubblica e le lezioni che porta avanti autonomamente   contribuisce a che la parola  psicanalisi venga disarticolata dal significante psicoterapia che l’ha rimpiazzata dal 1989 (anno della morte di Fachinelli) facendola cadere nella rimozione.

Concludo questa breve presentazione parlando anche di me. Io,  una donna qualunque nella psicanalisi ,combattuta tra la ripetizione dei mantra e la difficoltà di portare in questa esperienza la mia creatività che altrove non ho difficoltà a esplicitare. In un lavoro che ho fatto qualche tempo fa  su Lou Salomè mi trovai a pensare su un aspetto che voglio riportare anche qui oggi: la donna –solo - nella psicanalisi ?è colei che accoglie, custodisce, preserva, è la discepola, ortodossa ,è la conservatrice. Si presta ad essere lo specchio per gli uomini che le stanno intorno .Lo sa . Lo sanno anche gli uomini. Si sa anche che questo è un atto d’amore. Come se ancora si trattasse del padre…
Come se la sua natura esperta nell’accoglienza costituisse uno scoglio quando si tratta di “scegliere,disporre materiali,ispezionare,scrutare,scavare”,cito Fachinelli che così descrive l’attività maschile Ma non è solo questo,c’è anche mi pare  una non sufficiente fiducia di poter procedere in questi modi,come un non autorizzarsi,non rischiare,preferire dedicare il proprio intelletto all’esegesi piuttosto che all’asserzione .

Dunque eccoci implicati tutti in un processo di crescita, rispetto al mood ideologico , autoritario e ingessato in cui siamo stati immersi nella psicanalisi che abbiamo vissuto nei decenni passati. E’ il momento di parlare in prima persona,di  autorizzarsi a pensare e di avere fiducia nella propria creatività.


 


Domande:

-Creatività come accoglienza.maschile e femminile nella mente estatica
-Se penso a personaggi geniali come Dolto e anche Fachinelli noto che non hanno fatto  scuola :che cosa rende scolastico un pensiero o una prassi?
-Torino la città dei santi sociali e la prevenzione di Fachinelli,ma anche le mire pedagogiche di Freud :un tempo logico.psicanalisi e /come prevenzione

domenica 5 febbraio 2012

Libreria Legolibri TORINO 11 FEBBRAIO

     Libreria Legolibri   Torino, via Maria Vittoria 31
                                11 Febbraio 2012 ore 17/19

                  in occasione della presentazione del numero 352

                        di “Aut Aut”
                                  dedicato a Elvio Fachinelli
            Incontro su “La Psicanalisi Ieri, Oggi e Domani".

                                         Ne discutono:

                                  Emanuela Marangon
                                       Giovanni Sias
                               Antonello Sciacchitano.
                  Con la  partecipazione di Giuditta Fachinelli

                                       

lunedì 2 gennaio 2012

Il Manifestante

Vi invito ad articolare questo pensiero di Fachinelli,rapportandolo all'oggi,laddove la realtà attuale nella  ulteriore decomposizione raggiunta rispetto alla lettura dell'autore, lo supporta o lo supera …
"Una immagine o fantasma di società che, mentre promette una sempre più completa liberazione dal bisogno, nello stesso tempo minaccia una perdita dell'identità personale. Cioè abbina un'offerta di sicurezza immediata a una prospettiva inaccettabile: la perdita di sé come progetto e desiderio. La liberazione dal bisogno sembra anzi avere come sua condizione la rinuncia al desiderio. Ma dal punto di vista individuale, questa condizione sembra il ripetersi, nella realtà adulta, di una situazione angosciante che è stata quella del rapporto con la madre. Dall'esperienza psicanalitica ne conosciamo i termini fondamentali: la madre buona e gratificante e’ nello stesso tempo la strega malefica e divoratrice. Il nutrimento e l'amore che essa ci dà sono continuamente minacciati, nella fantasia infantile, dalla sua capacità distruttiva. Il cibo che ci offre e’ quindi pagato con la dipendenza totale. E in questa situazione  scarso aiuto ci può venire dalla presenza di un padre che è sempre più labile e impotente, quando non si confonda egli stesso, riassorbito, con la figura onnipotente della madre. Ne viene quindi, per paradosso, che il livello più alto della società industriale tende ad essere vissuto dal singolo come la ripetizione, nei suoi punti cruciali, della relazione più naturale, più biologica e sperimentata all'interno della famiglia. E infatti, nella propria ideologia, questa stessa società tende a fare sempre più uso di metafore biologiche, cibernetico- biologiche, tende a presentarsi come un complesso di sistemi la cui regolazione e già prevista in anticipo. Si pone l'accento sul funzionamento, sull'equilibrio, anziché sul mutamento, sulla rottura, appunto perché la lotta col padre sembra ormai una dimensione mitica. Lo stesso uso quasi ossessivo, da parte della dissidenza, di parole come “inserimento e integrazione”, è una conferma della profondità della forza raggiunta da quest'immagine. Anche il consumo vorace e simultaneo di testi apparentemente antitetici può essere interpretato nello stesso senso... Pensando alla distinzione Lacaniana del besoin e del desir... basta pensare a quante volte si tende a rifiutare teoricamente da sinistra, un movimento nuovo perché non vi si riscontra l'immediata urgenza del bisogno; o quante volte ve lo si immette a forza, per poter assimilare la nuova forma rivoluzionaria a vecchi schemi. Come se la spinta del desiderio fosse meno materialistica; o addirittura un'astuta invenzione dell'avversario. Con il risultato in definitiva di capire sempre meno quello che succede, e non soltanto qui da noi…"

E. Fachinelli, Il Desiderio Dissidente 1968. Su Antologia dei Quaderni Piacentini Gulliver Ed. 1977,pag.472

sabato 31 dicembre 2011

11 FEBBRAIO 2012 LIBRERIA LEGOLIBRI,TORINO

 Le azioni di Freud sono in ribasso. Non ho statistiche attendibili in proposito. La mia affermazione si basa su un solo dato di fatto, a suo modo singolare. Dispongo di un sito web, dotato di una certa visibilità: in media tremila visite al mese, con punte di seimila; in media mille e cinquecento pagine lette al mese, con punte di tremila. Nel sito ho predisposto una decina di pagine che parlano (criticamente) di Freud e una sola che parla (molto criticamente) di Jung. Inoltre, i link interni al sito sono polarizzati decisamente su Freud. Ciononostante, con mia relativa sorpresa, da qualche mese tra le top ten delle pagine più gettonate non compare più Freud ma compare Jung. Junghismo contro freudismo dieci a uno. Lacan, che ha pure molte pagine e molti link (e moltissime critiche) a lui dedicati, galleggia per lo più a metà classifica. Le cause di questo esito singolare possono essere molte. Quella che mi viene più spontaneo e immediato immaginare, non necessariamente la più probabile, è la maggiore apparente scientificità di Freud.

Alla gente non piace vedere immischiata la scienza, oggettiva e impersonale, nelle proprie faccende soggettive e personali. La gente preferisce pensare in termini mitologici di narrazioni universali, che sente più affini alle proprie storie. Freud è carente di miti: offre un solo e misero mito, l’Edipo, contro la ragguardevole ricchezza di miti esibita da Jung. Freud gode di minori consensi di Jung, perché apparentemente concede meno alla platea, allora? Freud meno “populista” di Jung?

Non è questa la sede per discutere dei destini della psicanalisi. Rimando a un prossimo numero di “aut aut” su Freud e Jung, più volte ventilato in redazione, ma mai messo in cantiere. Qui mi limito a paragonare il dato singolare sopra riferito a un altro ugualmente singolare. Lo faccio anche per giustificare il titolo dato al numero: “Elvio Fachinelli. Un freudiano di giudizio”, decantandolo da risvolti potenzialmente polemici. Esisterebbero freudiani poco giudiziosi?

Le azioni di Elvio Fachinelli, invece, non sono mai scese. Ero uno psicanalista alle prime armi nel “tumultuoso decennio ’68-78” e leggevo con curiosità i suoi elzeviri sulla terza pagina del “Corriere”. Cosa mi attirava di questo “intellettuale lacaniano, che sposò psicanalisi e politica”, come racconta la storica della psicanalisi italiana, Silvia Vegetti Finzi? Certamente la sua capacità di analizzare le vicende del soggetto collettivo non meno di quelle del soggetto individuale, senza però confonderli e senza applicare al primo i cliché validi per il secondo. Paradigmatiche e tuttora attuali, nella Freccia ferma, le pagine sul fascismo italiano, inteso come modalità ricorrente di arresto della freccia del tempo dai tempi di Zenone alla moderna psicastenia.

Dopo la sua morte (1989) i congressi in memoria si rincorrono. Non ne ha avuti altrettanti Cesare Musatti, che pure fu suo analista e famoso perché definiva la psicanalisi come la propria sorella gemella. Ne ricordo alcuni tra i più importanti: Salerno, 20-22 ottobre 2005, La mente e l’estasi, organizzato da Rosario Conforti; Trento, 27-28 marzo 2009, Nel secolo della psicoanalisi. Elvio Fachinelli e la domanda della sfinge, organizzato da Nestore Pirillo; Firenze, 18 settembre 2010, Estasi laiche. Intorno a Elvio Fachinelli, organizzato da Adalinda Gasparini.

“Intramontabile Fachinelli”, scrive Paulo Barone, precisando subito che ciò che non tramonta è la grazia rivoluzionaria. Insomma, Fachinelli un mito? Perché no? Noi moderni siamo affamati di miti, come aveva ben capito Jung. In fondo i miti moderni sono molto pochi, solo due. Sono il Faust e il Don Giovanni, entrambi miti epistemici, come è giusto che sia in epoca scientifica: uno, quello di Faust, il mito del falso sapere (mefistofelico? scientifico?); l’altro, quello del Burlador de Sevilla, il mito del saperci fare con le donne (?) non più angelicate; in fondo, sapeva solo contarle una dopo l’altra, precisa Lacan.

A proposito di sapere, cosa sapeva Fachinelli? Tentano di rispondere i contributi raccolti in questo numero di “aut aut”, che si apre con una serie di suoi testi cosiddetti “minori”. Si comincia, simbolicamente, con uno scritto di Pier Aldo Rovatti, coevo a Claustrofilia. In quegli anni, dalle colonne di “Alfabeta” Rovatti dialogava con Fachinelli sulla nozione allora nuova e problematica di co-identità. Rovatti è poi intervenuto anche al citato convegno di Trento sulla mente estatica come pratica di pensiero. La nozione foucaultiana di “pratica” sarebbe piaciuta a Fachinelli, che era un teorico sì, ma poco amante delle teorizzazioni astratte e generalizzanti.

Lo scritto maggiore per estensione è quello di Lea Melandri, costruito secondo il paradigma del viaggio mitologico dell’eroe, alla Otto Rank o, in tempi più vicini a noi, alla Joseph Campbell. Il percorso intellettuale di Fachinelli diventa, allora, Il viaggio di Edipo alla radice dell’umano. Offre l’amorevole ripresa dei rischi che l’intellettuale affrontò nel suo attraversamento delle aporie della modernità, prima di tutte quelle insite nella dialettica individuale/collettivo, dove il collettivo è visto anche dal punto di vista del movimento delle donne.

All’estremo opposto, lo scritto minore, ma solo per numero di battute, e non meno denso di spunti di riflessione, è quello di Paulo Barone, che commenta il testo di Fachinelli su Cultura e necrofagia nell’industria culturale, del 1978, qui riportato nei Materiali. Ogni sapere è destinato a superarsi, afferma Jung, citato da Barone alla fine del suo pezzo. Ma c’è modo e modo di dileguare, tanto per dirla alla Hegel. Il modo della cultura necrofagica è quello sterile della cadaverizzazione, che non consiste nel far sparire i prodotti culturali, gli oggetti, ma nel mummificarli in un tempo pseudoeterno senza presente e senza conseguenze di pensiero.

Seguono quattro interventi presentati al citato congresso di Firenze. Sono tutti incentrati sull’ultimo libro di Fachinelli, La mente estatica, del 1989. Sergio Benvenuto rilegge il capitolo finale di Analisi finita e infinita di Freud alla luce del “significante nuovo” proposto da Fachinellli: accoglienza, in antitesi alla nozione freudiana di difesa. Invita a pensare il rifiuto della femminilità, il gewachsener Fels freudiano, come resistenza ad accogliere il nuovo. Dobbiamo pensare una nuova ospitalità del e al pensiero. È qui forse il caso di ricordare che intorno alla questione dell’ospitalità si era cimentato l’ultimo Derrida, un filosofo particolarmente vicino alla psicanalisi. Cristiana Cimino propone alcuni modi di coniugare nella pratica clinica l’“estasi laica” fachinelliana con il significante freudiano dell’Unheimliche. Adalinda Gasparini sviluppa il tema del pensiero solitario e inattuale di Fachinelli. Esiste un pensiero solitario? Forse è ontologicamente impossibile. Perciò va tentato e magari reso attuale. Luca Migliorini, matematico a Bologna, analizza i rapporti tra creazione matematica e creazione poetica: Proust contro Grothendieck, un bel match. Infine, su suggerimento di Rovatti, il sottoscritto parla di come leggeva Lacan l’allievo che Lacan non ebbe mai.

Una sintesi? Perché no, sapendo naturalmente quanto possa essere fallace. Ne propongo una esclusivamente mia, unicamente a giustificazione del titolo del numero della rivista, da me proposto e deciso in redazione con generale consenso ma, comprensibilmente, senza molto entusiasmo. Fachinelli seppe essere un freudiano di giudizio. Accolse il freudismo, lo rielaborò e lo estese dalla dimensione di pratica terapeutica individuale, cui l’avevano ridotto i freudiani ortodossi, alla dimensione di pratica politica collettiva, pur senza indulgere alla moda di allora: il freudomarxismo, via impraticabile, tentata ai tempi e per breve tempo da Wilhelm Reich. Fachinelli fu un freudiano di giudizio nel senso che applicò a Freud un giudizio critico “freudiano”. Accettò e approfondì la nozione freudiana di negazione che non nega (già in Hegel) e di meccanismo di ripetizione (già in Nietzsche), ma respinse il “delirio” dei meccanismi di difesa, espressione della mentalità bellicistica del fondatore della psicanalisi.

È questo per me un insegnamento che resta. Altrettanto “giudiziosi” dovremmo essere anche noi, quando ci diciamo freudiani. Altrettanto e forse di più dovremmo esserlo nei confronti di Lacan, quando ci presentiamo come lacaniani. Suvvia, abbiamo il coraggio di essere freudiani senza freudismi, lacaniani senza lacanismi. Non fu Fachinelli, “intellettuale lacaniano”, a darcene l’esempio? (Di un autore di tale spessore etico i miei nipoti attendono ancora le Opere complete.) [A.S.]